STROKE UNIT

Questo termine sembra astruso, ma è molto semplice: significa in inglese reparto per l’ICTUS.

Comprende sanitari, infermieri, tecnici (fisioterapisti, logopedisti) dedicati alla cura e alla riabilitazione di chi è stato colpito da ICTUS; comprende anche dei letti monitorati, come si dice, collegati a degli apparecchi che danno in ogni momento la situazione dei parametri vitali, cioè la condizione del cuore, del respiro, della pressione arteriosa, dell'ossigenazione del sangue.

Si è visto che reparti di questo genere hanno anche un deciso valore di  prevenzione secondaria: prevengono la morte di qualcuno dei pazienti (attualmente si afferma che l’ictus è la terza causa di morte dopo i tumori e l’infarto di cuore). Inoltre si previene in modo significativo la grave disabilità, che segna circa un quarto dei sopravvissuti all’ictus, e finisce per riempire di “non-autosufficienti” le case di riposo della nostra regione.

Attualmente in Italia c’è solo un quarto delle Stroke Unit che sarebbero necessarie; in particolare nella nostra regione la Stroke Unit c’è nell’Ospedale di Udine e in quello di Trieste; per Pordenone il Piano Sanitario Regionale prevede una Stroke Unit anche nell’Ospedale "S. Maria degli Angeli", ma l’Amministrazione Ospedaliera tergiversa, e benché l’80% dei ricoveri in Neurologia avvengano a causa di ICTUS, preferisce inviare i pazienti a riabilitarsi presso la RSA di Casa Serena, cioè fuori dell’Ospedale (rinunciando ad una preziosa azione di prevenzione secondaria già nella Stroke Unit).

Se tutti i colpiti da ictus venissero curati in Stroke Unit ogni 100 pazienti trattati se ne salverebbero da tre a sei in più, e lo stesso vale per la riduzione dei casi di inabilità grave, ma queste constatazioni non sono sufficienti.